lunedì 15 luglio 2013

Il 'colore' della pelle




Passano gli anni ma il colore della pelle rimane sempre un elemento discriminante e discriminatorio. 

Mentre in Italia il Ministro Kyenge è oggetto delle offese razziste del leghista Calderoli, dall'altra parte dell'Oceano la sentenza di assoluzione per George Zimmerman, reo di aver ucciso nel 2012 il diciassettenne afroamericano Trayvon Martin, ha riaperto la delicata diatriba sull'utilizzo improprio delle armi e sulla facilità con cui esse vengono utilizzate per dirimere questioni personali, spesso a sfondo razziale. 

Se nel primo caso la protesta è avvenuta attraverso il canale parlamentare con la richiesta di dimissioni del Vicepresidente del Senato e con una serie di petizioni on-line, in America la protesta si è 'accesa' nelle strade dove la gente dimostra di non voler accettare il verdetto, alla luce della ricostruzione degli ultimi istanti prima della morte del giovane, disarmato ed impaurito dall'aggressività di quel vigilante di quartiere. 

Apparentemente non c'è alcuna prova che avvalori la tesi della 'legittima difesa', ma la Giuria ha così deciso celando dubbi su quel furore e su quegli eccessi che, invece, paiono essere stati esercitati da Zimmerman nei confronti di un giovane 'ragazzo nero incappucciato'. 

Purtroppo, gli atteggiamenti, gli 'abiti' e il colore a volte valgono più di mille armi imbracciate: è accaduto anni fa nelle periferie di Los Angeles e più recentemente nel 2005 in piena 'psicosi' da attentati terroristi nella metropolitana di Londra quando ad essere erroneamente ucciso fu un impaurito ragazzo brasiliano. 

I due episodi accaduti in Italia e negli Stati Uniti sono molto differenti tra loro, ma qualcosa li accomuna; non solo il colore della pelle dei soggetti coinvolti, ma la risposta controversa della società civile: l'indignazione in Italia è parsa totale ma poi non si riesce a spiegare la mancata 'disapprovazione' delle persone presenti al discorso dell'on. Calderoli o il sostegno ricevuto successivamente dal 'popolo del web' e da alcuni suoi 'confratelli' politici. 

Anche in America, la moneta ha le sue controverse facce: quella di chi protesta per una sentenza affrettata ed ingiusta emessa da una Giuria e quella di chi faceva parte della Giuria in questione (5 su 6 erano bianchi) e che ha optato inspiegabilmente per la legittima difesa di un uomo armato - frettolosamente autoproclamatosi sceriffo - al cospetto di un minorenne che in mano stringeva un telefonino e che fino all'ultimo ha urlato nell'indifferenza le sue paure.

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