Se l'intenzione di Bernanke era quella di presentare ai mercati un quadro macro-economico tanto solido da rendere gli indici azionari americani (e non solo) invulnerabili alle vendite, l'obiettivo pare essere stato mancato e non di poco.
Pensare di equipesare il miglioramento del mercato del lavoro all'importanza del "QE3", sminuendo le conseguenze di una potenziale interruzione dello stesso da metà/fine 2014, rappresenta un segnale preoccupante, non tanto per aver sottovalutato la fragilità dell'economia statunitense (chiara a tutti) ma per l'incapacità di gestire le pressioni di chi, all'interno della Federal Reserve, teme un preoccupante rialzo dell'inflazione.
I mercati hanno dato il loro (negativo) responso alla decisione di una 'stretta' imminente - non tranquillizza la disponibilità di Bernanke ad intervenire qualora lo richiedessero peggioramenti improvvisi, perchè poco credibile dopo uno "statement" così inspiegabilmente aggressivo - e continueranno a farlo, in maniera paradossale, ogni qual volta verranno pubblicati dati macro positivi, di supporto alla scelta di ridimensionare il 'credito illimitato' concesso fino ad ora.
L'equilibrio tra economia e borse è 'sottile', come lo saranno i mercati da adesso in poi, con volumi in diminuzione e volatilità in aumento.
Pensare di equipesare il miglioramento del mercato del lavoro all'importanza del "QE3", sminuendo le conseguenze di una potenziale interruzione dello stesso da metà/fine 2014, rappresenta un segnale preoccupante, non tanto per aver sottovalutato la fragilità dell'economia statunitense (chiara a tutti) ma per l'incapacità di gestire le pressioni di chi, all'interno della Federal Reserve, teme un preoccupante rialzo dell'inflazione.
I mercati hanno dato il loro (negativo) responso alla decisione di una 'stretta' imminente - non tranquillizza la disponibilità di Bernanke ad intervenire qualora lo richiedessero peggioramenti improvvisi, perchè poco credibile dopo uno "statement" così inspiegabilmente aggressivo - e continueranno a farlo, in maniera paradossale, ogni qual volta verranno pubblicati dati macro positivi, di supporto alla scelta di ridimensionare il 'credito illimitato' concesso fino ad ora.
L'equilibrio tra economia e borse è 'sottile', come lo saranno i mercati da adesso in poi, con volumi in diminuzione e volatilità in aumento.

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