sabato 22 giugno 2013

Brasile: una delle tante terre (di) promesse



La protesta brasiliana è parsa a molti una sorta di pretesto: un'occasione per 'urlare' al mondo un disagio sempre vivo ma acuitosi di fronte alla possibilità di avere un risalto planetario. 

Il Brasile è la sesta potenza mondiale e viene da anni di crescita economica più che rilevante. Come spesso accade, però, le cosiddette economie emergenti nel loro processo di sviluppo creano un divario sociale non indifferente. 

Inoltre, il pericolo corruzione diventa cruciale soprattutto quando c'è in ballo l'organizzazione di due eventi come i Mondiali del 2014 e le Olimpiadi del 2016.

Oggi, i protestanti lamentano poca trasparenza nella gestione dei soldi destinati ai sopracitati eventi e ritengono tali somme più uno spreco di risorse che un volano per rilanciare ancor di più l'economia del Paese.

La Presidente Rousseff ha risposto promettendo miglioramenti nei servizi pubblici ed un impegno concreto per la sanità e l'istruzione.

Le promesse basteranno a placare i disordini? In attesa di risposte lo 'spettacolo' della Confederation Cup va avanti, anche se la favola brasiliana potrebbe non avere più il suo lieto fine.

Una volta i gol di Pelè e i dribbling di Garrincha bloccavano una Nazione intera, oggi i gol della Nazionale carioca potrebbero non avere più lo stesso magico effetto. 

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