martedì 3 settembre 2013

Passo decisivo nel 'risiko' democratico


L’investitura di Dario Franceschini è di quelle importanti, capace di decidere rapidamente la corsa alla guida del Partito Democratico.
Prima di tutto bisogna precisare che Matteo Renzi non è personaggio in cerca di approvazione e di consenso da alcuna 'ala' del partito e che anzi preferirebbe non rientrare nel 'gioco delle correnti' in atto da sempre nel PD, per evitare di essere strumentalizzato.
Affibbiare al sindaco di Firenze un’etichetta non gioverebbe in campagna elettorale, di fatto potrebbe limitarne il raggio d’azione e, soprattutto, condizionare il progetto di ‘repulisti’ in elaborazione.
Renzi non desidera essere ‘imprigionato’ e neppure contornato da potenziali ‘carrettisti’ e cioè da esponenti del partito pronti a salire sul ‘carro’ del (potenziale) vincitore, poiché il rischio di dover gestire tale 'zavorra' in volo potrebbe risultare faticoso e oneroso in termini di consenso.
Rimangono certi gli effetti dell'uscita pubblica del Ministro:
1 - l’endorsement viene da una figura importante del partito, legata soprattutto al Presidente del Consiglio Letta ed all'ex-segretario Bersani: il primo sembra ormai essersi defilato dalla corsa in considerazione della durata del Governo che potrebbe risultare meno breve del previsto, mentre il secondo è ormai costretto ad ingoiare l'ennesimo boccone amaro e ad assumere una figura marginale in sede di Congresso;
2 - gli ex-popolari e gli ex-margherita iniziano a poter contare su un numero rilevante ed anche l’opposizione di alcuni singoli (Franco Marini in primis) potrebbe attenuarsi e rientrare, ricompattando di fatto una 'fazione' nutrita del partito, ostile a quella che ha condotto il PD negli ultimi dodici mesi, dalla deludente campagna elettorale all’elezione 'fantozziana' del Presidente della Repubblica;
3 – le ali estreme paiono ormai fortemente indebolite e rimangono in lizza solo le posizioni intransigenti del giovane Civati e quella che sembra essere diventata la 'minoranza post-pd/pds', guidata dai dalemiani pronti a candidare Gianni Cuperlo, in cui potrebbe confluire proprio l’esiliato Bersani.  
Il 'gioco delle correnti' sta per entrare nel vivo e diversamente dal passato una svolta appare probabile e necessaria per un partito in crisi da tempo, in cerca di una leadership forte e dell'eliminazione delle tante contraddizioni interne.
Rimane, comunque, la certezza di una ‘battaglia’ senza esclusione di colpi e sorprese che se dovesse terminare - come appare probabile - con la vittoria di Renzi potrebbe concludersi con qualche 'fuoriuscita' eccellente, perché il sindaco ha promesso una ‘rottamazione’ reale e mai permetterà che essa si trasformi in un'opera di ‘riciclaggio’ del vecchia politica.

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